SCAT: CONSIGLI SU COME AVVICINARSI A QUESTO STILE
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SCAT: CONSIGLI SU COME AVVICINARSI A QUESTO STILE

Lo scat rimane sempre un modo di concepire il canto improvvisato nello stesso tempo consiste nel voler tutto sommato avvicinarci al mondo musicale strumentale, usando lo strumento più antico del mondo.

Oggi nel girovagare tra la camera da letto e la cucina, riflettevo sulla frase che scrissi un po’ di tempo fa sulla definizione di “scat”. Nel mio modo di esprimermi e nel mio modo di concepire il suono vocale, credo che questa parola possa essere l’elemento dove potermi inserire, se dovessi costruirmi un’appartenenza stilistica.
Prima di tutto cos’è lo scat? Lo scat è un mezzo di espressione vocale cantata, legata principalmente allo stile musicale del jazz. Questa pratica espressiva vocale si priva delle parole a favore di fonemi o sillabe senza senso, ricercando nella sua espressione creazioni che portano il cantante a utilizzare un particolare linguaggio che gli permetta di costruire improvvisazioni ritmico-melodiche, ottenendo un risultato pari ad un qualsiasi assolo strumentale.
La prima traccia di improvvisazione vocale che possa definirsi scat risale al 1924, quando Don Redman e la Fletcher Henderson Orchestra incisero per la Columbia records “My papa doesn’t two-time no time” 20’ secondi di purezza e un primo esperimento timido e semplice, dove le sillabe DI-DU o DU-BA cominciano ad essere rudimenti espressivi di un linguaggio no-sense.

Pensando e rievocando il mio percorso vocale, questa pratica mi ha permesso di avvicinarmi al mondo dell’improvvisazione; il mio primo approccio era molto vicino al sentire la mia voce vicina allo strumento musicale che mi ha iniziato alla musica: il sassofono. Non posso non citare i padri della scat da Luis Armstrong a Ella Fitzgerald, i quali mi hanno lasciato la loro comunicazione ma soprattutto quella libertà di fraseggio che per certi versi nel periodo in cui essi cantavano andava oltre lo strumento voce. Il tempo come ben sapete passa e porta con se trasformazioni, soluzioni ma soprattutto contaminazioni. Il mondo ora è variopinto, vi sono numerose espressioni di scat vocale, dal classico Konnakoll e Solkattu modo espressivo ritmico vocale di estradizione indostana a quello prettamente contemporaneo come quello del cantore Christian Zehnder.
Credo che a prescindere dallo stile ogni cantante debba avvicinarsi allo scat, per accrescere una modalità di creatività, dove il suono è l’importanza della propria immaginazione vocale. Coltivare questa pratica ha bisogno di molto ascolto e di molta disciplina. Lo studio e il modo per costruire i primi rudimentali fraseggi stilistici possono essere compresi da metodi presenti nel mercato.
A mio avviso utili al primo approccio sono quelli dell’amico Bob Stoloff un pioniere della didattica di questo stile.

Eccovi qui di seguito i due libri che mi hanno aiutato ad avvicinarmi a questo stile.

  1. Il primo metodo che vorrei citare è Blues Scatitudes uscito nel 2003, un must della didattica improvvisativa vocale. In lingua inglese facilmente comprensibile è composto da 75 pagine corredate da Cd dove si possono trovare esempi di sillabe da utilizzare, accenti ritmici stilistici, senza lasciare in disparte le classiche scale pentatoniche e scale blues.
  2. Il secondo metodo che vi consiglio è “Scat!: Vocal improvisation techniques” decisamente più impegnativo, ma pur sempre interessante. Scritto nel lontano 1999 è composto da 128 Pagine anche in questo caso corredate da Cd audio. Un metodo che aiuta a sviluppare il fraseggio in tutte le scale e in tutte le principali modalità ritmiche del jazz. Unica pecca forse è la mancanza di alcune tracce nel cd degli esercizi proposti che rendono più difficoltoso l’apprendimento.

In un prossimo articolo indicherò alcuni dei miei artisti preferiti come guida all’ascolto, citando quelli contemporanei più vicini al mio mondo.

Spero che con questo articolo una parte di voi lettori si avvicini al fantastico mondo dell’improvvisazione vocale, un mondo fatto di sfumature, ma soprattutto un luogo dove tutto vive perché l’espressione e la comunicazione vocale fanno parte dell’uomo che ricerca la propria libertà in tutti i sensi non solo musicale.

Concludo con una riflessione dei più importanti scrittori di Jazz: Arrigo Arrigoni, riflessione che condivido in pieno, dove tutto è in divenire e dove la voce rimarrà pur sempre lo strumento più imitato del mondo.

È la tradizione africana , indiana , siberiana , giapponese dove la parola ritorna suono , fonema spoglio di ogni significato , materia malleabile per l ‘ improvvisazione , rumore organico. La storia dei modi alternativi di cantare jazz si ferma alla soglia degli anni 60 anche se sopravvive e continua una sua lenta ricerca evolutiva .
Sta ormai esplorando territori sempre piú vasti , anche estranei al jazz , e non merita di venire liquidata con un ‘ arida lista di nomi: è una storia diversa che forse non conosce questo suo passato né puó quindi rinnegarlo

Arrigo Arrigoni , “Jazz foto di gruppo , mito, storia , spettacolo nella societá americana “ , Il Saggiatore s.p. a . Milano 2010

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