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OW: LA NOSTRA VOCE HA EFFETTI ANALGESICI?

Quando ci facciamo male si è soliti dire “Ahia” se siamo italiani, “Eina” se siamo sudafricani, “Aiyo” se cinesi e così via… Quello che colpisce è che qualunque sia la nostra cultura e lingua madre, esclamare qualcosa quando ci facciamo male è un comportamento tipico dell’essere umano.
Ma la nostra voce ha quindi una qualche utilità nella tolleranza del dolore?
E’ quello che si sono domandati i ricercatori Swee e Schirmer nel loro studio dove hanno chiesto a un gruppo di persone di inserire la loro mano in una ciotola di acqua molto fredda in diverse condizioni.
In modo interessante le persone riuscivano a mantenere la loro mano nell’acqua fredda più a lungo quando dovevano dire contemporaneamente OW rispetto a quando dovevano ascoltare la propria OW registrata, a quando veniva ascoltata pronunciata da qualcun altro o a quando dovevano rimanere semplicemente seduti.
In modo curioso i ricercatori hanno ipotizzato che per comprendere tale “effetto analgesico” potrebbe essere importante considerare il ruolo di un coinvolgimento attivo del sistema motorio, che avviene durante l’emissione della OW. Infatti un simile “effetto analgesico” veniva riscontrato anche quando alle persone veniva richiesto di attivare il sistema motorio premendo un pulsante.
La letteratura scientifica, sottolineano gli autori, ci regala in effetti altri bellissimi esempi di come l’attività motoria dei muscoli che supportano la fonazione e l’articolazione e non solo, possa essere coinvolta nella modulazione della percezione del dolore.
Peretz e Gluck ad esempio hanno riscontrato in un loro studio una minore percezione del dolore in bambini istruiti a respirare profondamente e soffiare per fare delle bolle durante una iniezione rispetto a chi era stato domandato di respirare normalmente.

Per maggiori informazioni e approfondimenti ecco il link dell’articolo.

Fonte

“On the Importance of Being Vocal: Saying ‘‘Ow’’ Improves Pain Tolerance.”
Genevieve Swee & Annett Schirmer, The journal of pain (2015)

“Assessing an active distracting technique for local anesthetic injection in pediatric dental patients: Repeated deep breathing and blowing out air.” Peretz B & Gluck GM., J. Clin. Pediatr. Dent., (1999)

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