LA VOCE ARTISTICA: INTERVISTA ESCLUSIVA A FRANCO FUSSI
FRANCO FUSSI
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LA VOCE ARTISTICA: INTERVISTA ESCLUSIVA A FRANCO FUSSI

A ottobre 2017 a Ravenna ci sarà un evento imperdibile per  tutti gli amanti del canto e della voce: “La voce artistica”.

In attesa del grande evento intervistiamo colui che ha reso possibile tutto questo: il dott. Franco Fussi.

Vanessa Candela:

Buongiorno Dott. Franco Fussi. Lei è un’autorità nella foniatria e nella ricerca a livello internazionale. Che cosa l’ha spinta a dedicarsi alla scienza della voce?

Dott. Franco Fussi:
Sin da bambino passavo interi pomeriggi ad ascoltare i 45 giri di Mina e Rita Pavone nel mangiadischi regalatomi dai miei genitori e spesso la sera mi ritrovavo con uno zio melomane a farmi raccontare le trame delle opere liriche mentre lui mi faceva ascoltare le arie che amava di più, quindi suppongo che l’amore per la melodia vocale fosse un po’ un mio stato attrattore. Quando poi mi accompagnò per la prima volta a teatro, avevo 6 anni, ad assistere ad una rappresentazione di Rigoletto, rimasi affascinato dal “profumo” del teatro in musica, dal racconto di storie su un palcoscenico con emozioni veicolate dalla voce e da un’orchestra.
Alle scuole medie ho fatto alcune esperienze di teatro goldoniano e al liceo e all’Università ho partecipato a una corale polifonica a Santa Maria in Trastevere a Roma, città dove allora abitavo e studiavo. All’Università mi sono iscritto a Medicina perchè ero interessato alla neurologia e alle neuroscienze ma poi mi imbattei in un seminario di analisi della vocalità di Maria Callas con il maestro Battaglia organizzato dal prof. Mario De Santis, otorinolaringoiatra e appassionato di voce, che gestiva l’ambulatorio di Foniatria del policlinico Umberto I.
Rimasi folgorato dalla possibilità che si potesse unire la ricerca scientifica e la clinica al servizio della voce professionale e artistica, e benchè all’epoca la Foniatria non fosse ancora riconosciuta dal Servizio Sanitario Nazionale mi iscrissi alla specializzazione a Ferrara (ero stato ammesso anche a Milano ma scelsi Ferrara per la vicinanza a Ravenna dove avevo parenti che potevano ospitarmi).
Lì ricordo che oltre alle materie accademiche mi trovavo a studiare con una cara amica che contemporaneamente frequentava il corso di Logopedia, anche lei appassionata di canto e cantante, e nel tempo libero ragionavamo sui trattati di canto, cominciando dalla lettura della Storia dell’Opera della UTET, in particolare il volume di Rodolfo Celletti sulla vocalità. Ricordo che quando il primario passava in corridoio e ci vedeva intenti a leggere e discutere ci salutava ironicamente con un sonoro “Buongiorno cantautori!”.
Poi, dopo la normale gavetta di insufflazioni alle terme e brevi sostituzioni mediche, sempre condite dall’amore per il canto, iniziai a lavorare al Centro Foniatrico della USL di Ravenna, nell’85, e nell’86 mi capitò di visitare per la prima volta una grande cantante, era Giusy Devinu, con la quale nacque una bella amicizia durata fino alla sua precoce scomparsa. Da allora si sono succeduti sempre più cantanti, moderni e lirici, trai i primi incontrati i Dik-Dik, Anna Oxa, Laura Pausini, Claudia Parada, Ruggero Raimondi, Mirella Freni, Nicolai Ghiaurov. Capii allora che il paziente cantante ha necessità di essere compreso non solo sul piano clinico in relazione alla sua situazione organica ma soprattutto su quello funzionale ed emotivo, e che probabilmente la mia conoscenza del loro mestiere era quello che li rendeva più tranquilli nel mettersi nelle mani del medico ancor più della mia capacità diagnostica.

Vanessa:
Quando ha iniziato immaginava di diventare un’autorità nel panorama internazionale della voce?

Dott. Franco Fussi:
Proprio no, credevo che la foniatria non sarebbe mai stata importante, perchè una materia multidisciplinare al confine con specialità già esistenti, la neuropsichiatria infantile, la fisiatria, l’otorinolaringoiatria. Ma poi incontrai il maestro di tutti noi foniatri della mia generazione, il prof. Oskar Schindler, che fu il primo a farci comprendere la vastità delle competenze cliniche che la foniatria poteva avere, e ci trasmise l’epistemologia della scienza che si occupava di tutti i disturbi della comunicazione umana e le prime linee-guida. Da allora accanto a un’altra mia passione, la fonologia e fonetica articolatoria, attraverso la quale coltivai l’interesse per la riabilitazione dei ritardi di linguaggio, continuai a dedicarmi con più speranza alla cura della voce professionale. Con l’idea nata negli ultimi anni 90 di creare maggiori relazioni tra chi si occupa, in professioni diverse, alla voce artistica.

 Vanessa:
Che cosa si intende per voce artistica?

Dott. Franco Fussi:
Il termine voce artistica sta ad indicare ogni prodotto vocale utilizzato con finalità estetico-musicali, professionali ma anche amatoriali, indipendentemente dal genere, dallo stile, dal codice tecnico, dalla cultura e dall’etnia.
La Foniatria Artistica è invece una branca della Foniatria (o della Audiologia-Foniatria), specialità medica conseguibile dopo la laurea in Medicina e Chirurgia. La dizione Foniatra Artistico indica quindi un medico, che ha conseguito il titolo di specialista e che si occupa di voce professionale e amatoriale artistica, parlata e cantata, in ambito clinico e di ricerca. Gli ambiti di competenza sono: Fisiologia dell’atto fonatorio artistico.
In questo ambito essa si propone la descrizione dei comportamenti derivanti dalla produzione vocale nei vari stili e modi performativi (astenendosi dall’avallare specifiche didattiche ma potendosi riferire ad esse per descriverne le risultanze fisiologiche) e promuove la comprensione dei meccanismi fisiologici espressi nel gesto motorio. Clinica delle alterazioni vocali performative nei vari stili. Semeiotica dei segni percettivi, clinici e strumentali (comprese le indagini elettroacustiche).
Epistemologia della riabilitazione in collaborazione multidisciplinare con logopedisti e didatti. Ricerca scientifica correlata al performativo vocale artistico. Alla foniatria artistica compete inoltre un ruolo didattico che ha come oggetto l’insegnamento della fisiologia dell’atto vocale performativo, delle problematiche patologiche inerenti la professione artistica, delle strategie di riabilitazione  del soggetto portatore di disodia e disfonia. In sinergia con le discipline affini, con gli educatori, i maestri di canto e i logopedisti la foniatria artistica assolve un ruolo di informazione sulle problematiche inerenti la voce artistica, di prevenzione del disturbo vocale e di promozione della salute della voce del performer.
Può titolarsi Specialista in Foniatria solo il laureato in Medicina e Chirurgia che ha portato a termine il ciclo di studi specialistico in Foniatria o in Audiologia-Foniatria (la dizione Foniatra è utilizzata anche da medici generici o specializzati in altra branca, che in questo modo dichiarano di operare nel campo della foniatria senza specializzazione specifica o con specializzazione affine, quale è l’otorinolaringoiatria).
La dizione di Specialista Foniatra Artistico è utilizzabile da medici specialisti in Foniatria che possono dimostrare competenze specifiche non limitate alla cura della voce ma estese alla diagnosi e alla cura della voce professionale artistica e alla sua salvaguardia. Tali competenze, del tutto specifiche, possono essere state acquisite sul campo, con collaborazioni continuative e prolungate con Enti Artistici o Conservatori, testimoniate dall’aver prodotto pubblicazioni e testi inerenti la vocalità artistica, aver effettuato un congruo numero di ore di docenza sul tema per Enti riconosciuti e Università.

Vanessa:
Quando e come è nata l’idea di organizzare quello che sarebbe poi diventato il convegno di foniatria artistica più importante d’Italia?

Dott. Franco Fussi:
Ho sentito a un certo punto della mia carriera la necessità, o meglio il desiderio, che tutti coloro che lavorano sulla voce professionale condividano il più possibile le reciproche esperienze, che si potesse in qualche modo far interfacciare punti di vista diversi nel campo della didattica, dove spesso si ergevano staccionate a difesa di chissà quali priorità o verità facendo venir meno il dialogo, così come anche poter far relazionare le conoscenze di fisiologia e fisiopatologia con le necessità didattiche dei vari stili di canto. Il convegno, nato nel 1998, ha visto trattare tantissimi temi relativi alla moltitudine delle varie espressioni vocali artistiche, abbiamo toccato tantissimi stili e generi musicali, portato i contributi più attuali della ricerca scientifica in ambito foniatrico, delle neuroscienze e riabilitativo, illustrato le varie concezioni didattiche espresse da tanti metodi di canto. Unicamente allo scopo di tessere una rete tra persone che con la voce e di voce lavorano, dagli studenti di canto, ai maestri, alle logopediste, ai fisioterapisti, agli otorinolaringoiatri e foniatri. L’entusiasmo devo dire è sempre stato crescente e ad oggi siamo arrivati ad una media di 500 iscritti al convegno e circa 900 presenze, compresi i relatori.

Vanessa:
Tra i ricordi del convegno, quale o quali interventi che si sono tenuti al teatro di Ravenna hanno in qualche modo rivoluzionato o influenzato maggiormente la ricerca nell’ambito della voce?

Dott. Franco Fussi:
Ultimamente le neuroscienze hanno fornito un grosso contributo alla comprensione dei processi cognitivi e percettivi e dei processi di controllo neurale in musica, ma quello che ricordo maggiormente, perchè ha influenzato a tappeto il linguaggio di riferimento tra didatti e scienziati, è stata la pianificazione dei meccanismi laringei in relazione ai registri didattici fatta da Heinrich e Castellengo. Senza poi dimenticare l’impulso che, proprio dagli incontri al convegno, è stato dato alla successiva ricerca comune tra didatti, riabilitatori e clinici che ha visto sorgere gruppi di lavoro e amicizie.
Per quanto mi riguarda ad esempio il sodalizio con Silvia Magnani, che considero un po’ il mio alter ego al femminile, la cui amicizia oltre che ventennale è stata fruttuosa della pubblicazione a due voci di volumi tematici relativi alla fisiologia del canto e di corsi dedicati a logopedisti e maestri di canto.

Vanessa:
Questo evento è unico nel suo genere, un evento atteso a livello internazionale. Cosa direbbe se dovesse raccontare il sapore e l’atmosfera del convegno a chi non ha mai partecipato?

Dott. Franco Fussi:
Ho sempre percepito una grande frenesia di sapere in una atmosfera gioiosa, di condivisione, perlopiù in amicizia, anche se a volte gli animi si sono anche un po’ scaldati nel confronto tra pareri discordanti, ma sempre dentro un grande desiderio di esserci e di apprendere. Certo sono quattro giorni di full-immersion, quasi senza tregua, faticosi ma per molti, che sono sempre presenti dalle prime edizioni, irrinunciabili.
Ed è anche un modo per conoscersi, scambiare opinioni, iniziare amicizie professionali. Sinceramente un convegno diverso da quelli accademici o associativi prettamente sanitari a cui a volte partecipo, un po’ ingessati e abbastanza finalizzati alla propria produzione scientifica e curriculare. Se non altro si avvicendano relazioni scientifiche a stage pratici su vari stili vocali, a esibizioni dimostrative.

Vanessa:
In che modo il convegno è stato determinante nel fare da volano sulla ricerca sulla voce artistica in Italia? Che cosa è nato dopo il convegno sul territorio nazionale?

Dott. Franco Fussi:
Il convegno “La voce artistica” si è evoluto dal 1998 con la creazione nel 2005 dei corsi Universitari di Alta Formazione in Vocologia Artistca dell’Università di Bologna proprio per l’esigenza di una formazione a 360° dei maestri di canto e dei logopedisti che si occupano di riabilitazione della voce con l’utilizzo di terminologie più condivise.
L’appuntamento del convegno è stato inoltre propulsore e stimolo per la ricerca foniatrica e per presentare dati relativi al canto di maggiore evidenza scientifica rispetto al passato.
Sul territorio nazionale altre realtà hanno poi iniziato a proporre corsi di formazione o convegni tematici inerenti al canto, spesso sfruttando gli argomenti e i relatori più interessanti proposti dal nostro convegno. Mi vengono in mente l’attore Matteo Belli e la sua ricerca sui risuonatori, Alejandro Martinez e Elisa Turlà che hanno portato avanti i loro studi in relazione all’Estill Voice Training, Gianna Montecalvo e le sue oscillazioni tra jazz e musica colta, Tullio Visioli e il canto nell’infanzia, e ancora Jay Clayton, Seth Riggs, Brett Manning, Antonio Juvarra, Elisabeth Howard, Kristine Linklater, Mary Setrakian e le autorità foniatriche straniere: Johann Sundberg, Ingo Titze, Mara Behlau, Joseph Schlomicher, Markus Hess, Gerritt Wohlt, ecc. Il mondo della voce esplorato da tanti punti di vista.

Vanessa:
Questo anno 2017 si terrà l’11° edizione del convegno a ottobre. Che cosa ci può annunciare già sull’evento? Che novità saranno presentate?

Dott. Franco Fussi:
Quest’anno Si partirà con il mondo delle neuroscienze  applicato alla percezione e produzione del canto, in particolare all’intonazione , con docenti e neuroscienziati di calibro internazionale, quali Isabelle Peretz (premio Award per le neuroscienze) dal Canada e Per-Ake Lindestad da Stoccolma , con una parte pratica a cura di Paola Folli e Francesco Rapaccioli.
Si affronterà per la prima volta il tema della presa dello spazio del performer con approfondimenti in senso posturale performativo e riabilitativo osteopatico. Serena Brancale sarà poi la protagonista di una one-man band performance. Una breve sessione, prima dello spettacolo serale che vedrà la messa in scena di due intermezzi barocchi con la partecipazione straordinaria di Peppe Barra, sarà dedicata alla vocalità barocca con il compositore, regista e direttore artistico del teatro del Giglio di Luccamaestro Aldo Tarabella e con la partecipazione di illustri specialiste di canto barocco quali Sonia Prina, Monica Bacelli e Francesca Lombardi.
Il venerdì si aprirà con una lunga sezione sulle problematiche di salute del cantante, da come gestire la menopausa, l’obesità e il reflusso gastroesofageo, agli effetti dell’inquinamento sulla salute vocale, agli effetti collaterali dei farmaci comunemente assunti dai cantanti, concludendo con la proposta di alcuni dispositivi per il riscaldamento vocale. Interverranno specialisti foniatri e docenti italiani, messicani e statunitensi.
Nel pomeriggio un momento distensivo viene offerto dall’incontro con alcuni Artisti (Karima,Alessio Boni e Pietro Ghislandi) che intervisteremo sul tema dell’interpretazione e dell’imitazione. Seguirà una sessione sullo scat con la presenza di Gegè Telesforo e Maria Pia De Vito. Siamo inoltre riusciti ad avere con noi due fantastici vocalisti emergenti della cultura vocale indiana che sono approdati a una miscellanea vocale del tutto nuova facendo incontrare all’interno della vocalità indiana la vocalità jazz e il beat-box.
Il venerdì si concluderà con una entusiasmante sessione sul canto armonico in oriente e occidente con la presenza di due colonne del genere quali Tran Quang Hai e Anna Maria Hefele. Lisa Angelillo ci delizierà con il suo spettacolo dedicato a grandi star femminili del passato durante la cena Sociale.
Il sabato si aprirà con un momento dedicato ad aspetti diagnostici particolari, come i problemi di emergenza nel canto, le problematiche della coralità infantile, la diagnostica delle disodie e come affrontare il post-chirurgico. Il ruolo sociale della musica e del canto sarà affrontato nella sessione dal titolo “Le chiavi nascoste della musica”, con esperienze d’assieme effettuate con soggetti Down, disabili, pazienti oncologici e soggetti carcerati.  Il pomeriggio vedrà lo svolgimento di uno stage pratico dedicato al music theatre da parte del francese Michel Cerroni, vocal coach della prima edizione di Notre-Dame de Paris.
Seguirà un’ampia sessione sul canto a cappella con intervento di relatori del calibro di Fausto Caravati, Anna Simioni, Ciro Caravano. Il significato e la pratica del canto moderno apriranno i lavori della domenica mattina con la presenza tra gli altri di Franco Mussida e Red Ronnie e con una frangia dedicata agli ear-monitor e all’importanza del fonico.  Un successivo spazio sarà riservato ad alcune particolarità della riabilitazione logopedica nel canto.
Al pomeriggio sarà il turno della vocalità colta contemporanea tra antico e moderno con la presenza di artisti quali John De Leo e Nicholas Isherwood.  A chiusura una sessione scoppiettante su “Effetto voce” in cui si esaminerà il mondo dell’effettistica vocale, anche dal punto di vista tecnologico. Il tutto condito da due eventi serali con la messa in scena di due intermezzi comici “La Serva Padrona” di Pergolesi e “Il Servo Padrone” di Tarabella e una serata all’insegna del canto a cappella con diversi ospiti tra cui gli Oblivion.
In questa serata saranno consegnati i premi alle tesi più meritevoli del corso di Alta Formazione in Vocologia.

Vanessa:
Che cosa si augura per il futuro della ricerca sulla voce artistica?

Dott. Franco Fussi:
La gente che ama la musica e il canto è gente sensibile, e il mio desiderio è che metta sempre più questa sensibilità al servizio dell’arte e non si lasci prendere dal bisogno di rivendicazioni personali a volte un po’ sterili. Il canto è così vasto, ha significati così diversi tra loro, ha modi di espressione così vari  che non può trovare limiti in un genere solo, in un modo solo, in una sola visione. Così come arduo compito per gli scienziati è quello di dare ragioni , oggettive e non, all’espressione canora in tutte le sue sfaccettature, fisico-acustiche, sociologiche, psicologiche, didattiche, fisiologiche, fisiopatologiche, riabilitative. Mi auguro pertanto di creare non divisioni ma comprensione e conoscenza tra gli addetti ai lavori, perchè è questo il motivo che mi anima da sempre e mi dà la forza di aggiungere al mio lavoro questo sforzo organizzativo per far incontrare chi lavora con la voce e la ama.

Vanessa:
Grazie Dott. Franco Fussi per averci concesso questa sua intervista per il blog The VoiceLand. Ci vediamo tutti alla Voce Artistica 2017.

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