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FRANCESCA CACCINI

Francesca Caccini (Firenze 1587 – 1640) figlia d’arte, rappresenta per il periodo in cui ha vissuto un’eccezione. Infatti solo gli uomini potevano diventare maestri di corte ed esibirsi in pubblico, invece “La Cecchina”, come veniva chiamata all’età di tredici anni, si esibì cantando nel concerto in occasione del matrimonio di Maria de Medici.
Gli anni passano e la sua formazione musicale-vocale seguita dal padre Giulio Caccini la portano fino all’assunzione stabile nell’organico di Corte dei Medici, diventando la musicista più pagata del tempo. Scrisse numerose composizioni ma si dice che una delle tante sue doti fosse l’insegnamento del canto. Nel 1618 pubblica il “Primo libro delle musiche” una raccolta di canzonette a uno e due voci che non solo ha un taglio compositivo, ma anche pedagogico, difatti all’interno vi sono piccoli assaggi della propria metodologia didattica caratterizzati da una notazione specifica per gli abbellimenti.
Come sempre il tempo cancella il ricordo, difatti questa grandissima artista cadde nell’oblio almeno per 200 anni fino a quando come sempre un autore non l’ha citata in un articolo della Gazzetta Ufficiale musicale di Milano e l’ha portata come esempio di prima donna compositrice.

‘Il Primo Libro Delle Musiche’, 1618
‘The Secular Monodies’

CANZONETTA:
‘Ch’Amor sia nudo, e pur com l’ali al tergo’

Ch’Amor sia nudo, e pur con l’ali al tergo
Stia sotto il sielo e non procuri albergo
È vanità.
Ma che per gli occhi egli dicend’ al petto
Et ivi posi et ivi abbia ricetto
È verità
E ch’ei sia cieco, e che non mai rimiri
Ove percota, e così l’arco tiri
È vanità.
Ma ch’apra il guardo, e senz’ alcuna beda
E’ pigli mira, e quindi l’arco tenda
È verità.
Che fra mortali, e che fra cor celesti
Leggier sen voli, e non gia mai s’arresti
È vanità.
Ma ch’ove posi un giorno sol le piume
Eternamente abbia di star costume
È verità.
Et io mel so, che s’egli avvien ch’io nieghi,
Cha uoi fier gioghi questo collo io pieghi
È vanità.
Ma s’io dirò, che ‘n amorose tempre,
Et ardo, et arsi, et arderò mai sempre
È verità.

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