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Etologia e canto: intervista alla Prof.ssa Laura Beani

Oggi abbiamo il grande piacere di intervistare la Prof.ssa Laura Beani, tra i massimi esperti di etologia comparata.
Le andrebbe di presentarsi ai nostri lettori?

Inizio con quello che non sono. Non sono un’accademica, un’insegnante a forma di insegnante (alcuni studenti nella scheda di valutazione mi hanno descritto come “diversamente docente”, e mi piace). Dipende forse dalla mia formazione labirintica. Mi sono laureata su Tasso (Torquato), poi a Scienze Biologiche ho incontrato altri tassi, e la mia traiettoria si è complicata con la tesi sui sistemi nuziali delle vespe con Leo Pardi (intendo Pardi Leo, il grande etologo italiano fondatore della scuola fiorentina sugli insetti sociali e sull’orientamento). Ma un filo del racconto l’ho mantenuto: prima “Le armi e gli amori” dei cavalieri erranti, poi la selezione sessuale, la lotta tra rivali e i sottili meccanismi di scelta del partner di tanti animali con le ali, dalle vespe alle starne, i miei modelli di studio.

Com’è nata la sua passione per l’etologia?

E’ nata per noia e per amore. Per noia, perché a insegnare italiano e latino nelle scuole, a fare eterne supplenze, a scrivere sugli epigoni dei grandi autori, non mi ci vedevo tanto. L’unico suggerimento allo studente disorientato è fare quello che davvero lo appassiona. Per amore, per il casuale incontro – a dire il vero sono stati i nostri cani a farci conoscere – con Francesco Dessì Fulgheri, etologo ed endocrinologo: mi hanno attratto i suoi intelligenti esperimenti sui topi e sulle planarie, poi ho iniziato a seguire le belle lezioni di Leo Pardi etologia, e così ho deciso di iscrivermi a Scienze Biologiche. Molto più lunga e difficile della laurea in Lettere, mi mantenevo facendo la burattinaia.

Qual è il contributo che lo studio del comportamento animale può dare per comprendere l’uomo?

Nello scenario darwiniano, la continuità tra uomo e animale è un punto fermo. Passare dall’uomo agli altri animali, come direbbe Danilo Mainardi, è un gioco acrobatico: evitando il rischio del riduzionismo, bisogna cercare nelle altre specie la base biologica del nostro comportamento, antica e a volte inconsapevole. Anche se tutti gli organismi sono soggetti alle pressioni selettive dell’ambiente, alcuni tratti evolvono insieme, altri possono divergere, perché gli adattamenti sono i più diversi. La comunicazione è un buon esempio di comportamento trasversale tra le specie animali: c’è chi emette un segnale e chi lo riceve, ma tanti codici, tanti canali (visivo, acustico, chimico, elettrico), messaggi onesti e disonesti, scambio neutrale d’informazioni ma anche manipolazione.

In che modo studiare la comunicazione tra gli animali può aiutarci a gettare luce sull’evoluzione del canto e del linguaggio nell’uomo?

Il canto degli uccelli, un fenomeno maschile e primaverile, alle nostre latitudini, risponde a due funzioni: confrontarsi con i rivali e attrarre il partner. Il confronto non è solo lotta, conflitto diretto. Può essere ritualizzato, come appunto due usignoli che nelle notti estive, in una finestra temporale dove domina il silenzio, cantano le loro melodie, si rispondono da posatoi lontani, e così marcano acusticamente il territorio. E’ un’esibizione che attira le femmine, l’equivalente acustico della coda del pavone: un messaggio onesto, perché solo maschi esperti, di buona qualità genetica, sono in grado di emettere melodie ricche e variate. Una specie non canora come la starna, oggetto del mio dottorato, non emette canti melodici, eppure il suo aspro richiamo – “ rusty gate call”, il richiamo del cancello arrugginito! – allontana i rivali e attrae le femmine. La tonalità e la durata del richiamo sono influenzate dal testosterone: è un segnale onesto, non falsificabile.

Il nostro linguaggio è complesso e certo veicola informazioni utili alla sopravvivenza, è comunicazione onesta ma è anche plasmato dalla selezione sessuale, come il canto degli uccelli. Per uno psicologo evoluzionista come Geoffrey Miller il linguaggio è una forma di corteggiamento verbale, un’esibizione fatta di milioni di parole, “lo stile di Cyrano e la dolcezza di Shahrazàd”. Il tono della voce umana è influenzato dai livelli ormonali, androgeni e estrogeni: è un indicatore dell’età, del genere, della maturità sessuale, e certo varia a seconda del contesto, può diventare seducente e manipolare l’ascoltatore.

Quali sono le letture che sono state per lei fondamentali e quali consiglierebbe ai nostri lettori per avvicinarsi all’etologia comparata? Può indicarci delle letture relative alla comunicazione e il canto degli animali?

Prima di tutto il Darwin de “L’origine dell’uomo e la selezione in relazione al sesso” (1871): la musica “vocale e strumentale” degli uccelli canori e di tanti insetti occupa molte pagine, ma anche la voce umana, maschile e femminile, viene analizzata nel suo sviluppo e nelle sue intonazioni. Consiglio senz’altro di leggere “Uomini, donne e code di pavone” di Geoffrey Miller (2000). E per restare nel terreno ancora poco esplorato della selezione sessuale, dato che il canto degli animali, dalla megattera al grillo, è una forma di corteggiamento, i divertenti “Consigli sessuali per animali in crisi. Guida alla biologia evoluzionistica della riproduzione” di Olivia Judson (2002) e “Sesso ed evoluzione. La straordinaria storia evolutiva della riproduzione sessuale” di Andrea Pilastro (2007).

Ringraziamo di cuore la Prof.ssa Laura Beani per l’intervista che ci ha concesso su questa materia così affascinante.

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